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Sanremo 2019, Pierdavide Carone e Dear Jack attaccano Claudio Baglioni: “L’eliminazione di Caramelle? Scelta razzista”

Il Festival di Sanremo 2019 di Claudio Baglioni è già finito al centro di aspre e durissime polemiche per la chiacchierata e discutibile eliminazione del brano Caramelle di Pierdavide Carone e Dear Jack. A circa un mese dall’inizio della kermesse canora nazional popolare i giovani artisti emersi grazie al talent show Amici di Maria De Filippi hanno attaccato il direttore artistico di Sanremo, Claudio Baglioni, durante un’intervista rilasciata al Corriere della Sera.

I Dear Jack con Pierdavide Carone – Foto: Instagram

Il bravo e giovane cantautore pugliese Pierdavide Carone ha dichiarato: “Siamo delusi dall’eliminazione, abbiamo deciso di farla uscire subito, senza programmare un lancio, nulla… e nonostante fosse un brano assolutamente natalizio. Il nostro intento non è speculare su un dramma, ma denunciare un orrore, qualcosa che d’improvviso può sconvolgere la vita di chiunque. Sono molto deluso, in primis da Claudio Baglioni. Con il direttore artistico di Sanremo c’era un rapporto di stima, abbiamo anche duettato insieme. È un cantautore e mi sarei aspettato più empatia visto il tema del brano“.

Nel 2012 Carone portò sul palco del Teatro Ariston un brano sulla prostituzione insieme a Lucio Dalla: “È più facile dire di sì a un argomento scottante quando c’è il patrocinio di un gigante della musica. Se avessi portato Caramelle con una star della musica, l’avrebbero presa. So che era piaciuta, dunque il problema era in chi la presentava: è grave e anche un po’ razzista. Servono gli abiti giusti per fare i monaci? Al Festival puoi andare – ha dichiarato Carone -, ma con cose più frivole. Per un certo establishment una canzone così va bene per un artista che le somiglia anche fisicamente, con il taglio di capelli giusto, la barba giusta. Molto triste”.

Lorenzo Cantarini, voce dei Dear Jack, ha condiviso la critica al vetriolo di Pierdavide Carone: “Avremmo dovuto presentare Caramelle in altri programmi. Forse non era adatta per certi orari? Per un certo tipo di pubblico? A riprova che la pedofilia è ancora un tabù… è una canzone diversa dalle altre: abbiamo deciso di vestire una responsabilità, raccontando una parte di umanità costretta a portarsi appresso dei pesi enormi. Quando l’ho cantata dal vivo, la gente era attentissima. Era importante rompere il tabù”.