Marco Carta a Live Non è la D’Urso: “Non ho rubato niente, non sono un ladro”

Marco Carta ha smentito categoricamente l’accusa di furto aggravato a Live Non è la D’Urso di Barbara D’Urso durante la puntata trasmessa ieri. Il vincitore del Festival di Sanremo e di Amici di Maria De Filippi è crollato in tv e ha dichiarato tra le lacrime: “Ti racconto quello posso, essendoci un processo di mezzo. Sono molto molto scosso ed è difficile in un manicomio dimostrare che non sei pazzo”.

Barbara D’Urso e Marco Carta – Foto: Instagram

Il giovane artista sardo ha spiegato: “Il Tg5 dice che sono stato fermato con le magliette rubate. Non è vero. Io ero con una persona, una mia amica, lei è stata fermata. Quando l’allarme anti-taccheggio è suonato, ci hanno detto: ‘Seguiteci’. A un certo punto ho visto tirare fuori delle magliette dalla sua borsa. Sono rimasto sconcertato, allibito. Lei non ha detto nulla. Essendo tanto scosso – ha proseguito -, non ho ricordi lucidi di quei momenti, brutti, e dei giorni successivi. Continuavo a ripetermi: ‘Sei una brava persona’. Mi sono sempre ritenuto una persona distratta e sregolata, ora mi dico che sono una brava persona e non, come molti pensano, un ladro”.

Il cantante sardo Marco Carta ha scaricato ogni responsabilità dell’accaduto a Fabiana Muscas, la donna che era con lui: “La polizia ci ha detto: ‘Dovete seguirci, ci potrebbe essere un arresto’. Li abbiamo seguiti, ma separatamente, in due diverse macchine della polizia. Ci hanno portato dentro una cella, separati. Io continuavo a fare avanti e indietro, mi sentivo un animale in gabbia. Non potevo chiamare il mio fidanzato, la mia famiglia. Mi hanno detto che non potevo sentire nessuno, se non un avvocato. Però io volevo chiamare prima casa, non mi interessava chiamare l’avvocato”.

Il cantante Marco Carta ha poi aggiunto: “Sono rimasto lì fino alle 5 del mattino, una donna ufficiale mi ha detto: ‘Guarda che ci sarà un processo, poi tornerai a casa’. Si vedeva che ero scioccato, ero fuori di me, non perché facessi chissà cosa ma perché fissavo il vuoto. La donna ha chiamato il mio fidanzato, poi mi hanno riportato a casa. Non mi ricordo il termine, ma diciamo che ero agli arresti domiciliari. Alle 8 sono venuti a prendermi e mi hanno portato al processo. C’eravamo tutti e due, sia io che lei”.

Carta ha poi smentito la versione dei fatti fornita dal vigilante della Rinascente di Milano: “Proprio sulla base di quella testimonianza, il magistrato non ha convalidato l’arresto. Le telecamere le abbiamo chieste noi, e diranno la verità. Non è vero che sono uscito dal camerino senza magliette, sono uscito con tante magliette. Non so dire perché ha detto così”.

Poi è scoppiato in lacrime quando ha ricordato quei terribili momenti dopo l’arresto: “Non è vero che Carta è stato rinviato a giudizio, ho scelto la direttissima. Ho chiesto al giudice di fissare il processo il prima possibile. Non sono preoccupato, il fatto è che ho avuto la stupidità di aprire i social e leggere le cattiverie che mi hanno scritto: mi hanno detto ‘meriteresti la pena di morte, di stare con i pedofili’. Odio piangere in pubblico. Sono preoccupato per la mia famiglia. Che camminino a testa alta, io non l’ho fatto. Quando mi riconosceranno innocente, mi resterà comunque il brutto ricordo e il giudizio della gente”.

Ma il papà di Fabiana Muscas ha raccontato un’altra versione dei fatti all’Unione Sarda, rivelando che sua figlia si è presa la colpa per coprirlo. Entrambi compariranno davanti al giudice il prossimo 20 settembre per il processo.

Redazione-iGossip