Roberto Fico attacca Fabio Fazio sui compensi d’oro in Rai

Roberto Fico ha attaccato il ricco e influente conduttore tv Rai Fabio Fazio per i suoi compensi d’oro promessi dalla Rai: da 1,8 milioni di euro annui a 2,8. Il presentatore di Che tempo che fa aveva minacciato l’addio alla Rai, ma con l’aumento del 50% del compenso e la promozione del suo programma a Raiuno ha cambiato ovviamente idea… Una scelta che sta scatenando una raffica di polemiche politiche e indignazione in Rete. Il presidente della Commissione Vigilanza Rai, Roberto Fico, ha affermato: “La prima analisi sarà su Fazio ma poi su tutti i palinsesti, perché fermo restando che si tratta di scelte strettamente editoriali del dg e del Cda, alla Vigilanza toccano gli indirizzi generali. Faremo un approfondimento con un ciclo di audizioni e io farò anche delle interrogazioni su tutta la questione”.

Roberto Fico – Foto: Facebook

L’autorevole esponente del Movimento 5 Stelle ha criticato Fabio Fazio perché è “il classico comunista col cuore a sinistra e portafogli a destra. Prima voleva andarsene in un’altra tv. Ora che è arrivato il suo compare Orfeo e gli aumentano lo stipendio non vuole più scappare dalla Rai a cui deve tutto”.

Il segretario della bicamerale Michele Anzaldi ha presentato un esposto per possibili abusi all’Anac e alla Corte dei Conti. “Il compenso di Fazio passa da 1,8 milioni di euro annui a 2,8 – ha sentenziato Anzaldi – Un aumento del 50%, mentre l’azienda con una direttiva approvata dal Cda solo una settimana fa si impegnava a tagliare di almeno il 10% tutti i compensi sopra al tetto da 240mila euro. La produzione delle puntate della trasmissione di Fazio verrà affidata, in appalto parziale, ad una costituenda società – ha continuato – il Cda di un’azienda pubblica può deliberare di stipulare un contratto di appalto con una società che ancora, a quanto risulta, non esiste? Società di cui, peraltro, sarà socio lo stesso soggetto già beneficiario del contratto principale? Di fronte al silenzio o addirittura la connivenza dei consiglieri di amministrazione, che hanno approvato un contratto che smentisce quanto hanno deliberato solo una settimana prima, è opportuno che siano le autorità di controllo Corte dei Conti e Anac a valutare se siamo di fronte o meno a degli abusi”.