Svegliati amore mio: anticipazioni sulla seconda puntata della fiction

Svegliati amore mio tornerà mercoledì 31 marzo in prima serata alle ore 21:20 circa su Canale 5 con la seconda puntata della fiction diretta da Simona Izzo e Ricky Tognazzi che vede nel cast tra i protagonisti principali diversi attori famosi: Sabrina Ferilli, Francesco Arca ed Ettore Bassi. Le vicende narrate traggono spunto da una storia vera. La miniserie narra la storia di Nanà, la cui vita cambia per sempre quando sua figlia Sara si ammala improvvisamente di leucemia. La scoperta di altri casi simili le fa intuire che la causa risiede nelle polveri sottili emesse dalla Ghisal a Taranto, un’acciaieria dove suo marito Sergio lavora da vent’anni. La prima puntata ha registrato 3814000 telespettatori e il 16,1% di share. Quali sono le anticipazioni sulla nuova puntata?

Nella seconda puntata l’acconciatrice Nanà cercherà di coinvolgere le donne del capoluogo ionico della Puglia nella battaglia contro il Mostro, ovvero l’acciaieria le cui polveri sottili sono ricche di diossina e stanno facendo ammalare diversi bambini. Entrerà in scena Stefano (interpretato da Francesco Venditti), un giornalista che aiuterà la donna affinché la verità venga a galla.

Dopo l’incidente all’acciaieria, Sergio, uscito fortunatamente illeso discute animatamente con Mimmo, principale responsabile di quanto accaduto. Intanto Mimmo, che perderà il posto di lavoro nella fabbrica e ogni possibilità di riconquistare Nanà, salirà completamente ubriaco sulla scogliera: in questa occasione un’ombra gli si avvicinerà e l’uomo precipiterà giù. Un incidente che farà ricadere i sospetti proprio su Sergio, con il quale Mimmo aveva appena avuto dei dissapori.

Per la famiglia Santoro preoccupano anche le condizioni di Sara. In un primo momento scapperà dall’ospedale, per essere ritrovata al mare insieme a Lorenzo, un altro piccolo paziente con il quale c’è del tenero. Tornata in clinica la ragazzina avrà uno svenimento.

Svegliati amore mio: le dichiarazioni di Sabrina Ferilli

«Cerchiamo di fare rumore su una vicenda contemporanea – ha detto Sabrina Ferilli -, che interessa tante comunità che vivono e respirano l’inquinamento causato dalle acciaierie. Le polveri incidono sulla salute delle persone, soprattutto dei più piccoli: è evidente e dimostrabile. Questa storia accende una luce su una situazione complessa, con la straziante problematica di dover scegliere tra salute e lavoro».

Svegliati amore mio: le dichiarazioni di Ricky Tognazzi e Simona Izzo

«Ci è sembrata una storia necessaria e urgente da raccontare – hanno dichiarato i due registi Ricky Tognazzi e Simona Izzo -. Per renderla al meglio ci siamo documentati sui danni provocati dall’inquinamento industriale, abbiamo incontrato medici e responsabili delle associazioni che combattono contro chi diffonde i veleni, e assistono chi è coinvolto in questo dramma. Tutto questo arriva dopo l’esperienza de L’amore strappato, realizzato sempre per Mediaset, e sempre con Sabrina: una serie che ha riscosso un grande successo di pubblico. Nella serie Sabrina era il simbolo della lotta di quei genitori, spesso inascoltati, che si battono per riavere i propri figli, ingiustamente strappati dalle loro braccia e affidati in adozione ad altre famiglie. Qui abbiamo ancora una volta Sabrina nel ruolo di una madre coraggio che, con la forza di una leonessa ferita ma la voce spezzata dall’emozione, cerca di convincere altre mamme a unirsi a lei, per combattere contro chi attenta alla vita dei loro figli e della loro famiglia. Una lotta difficile che la vedrà confliggere anche con suo marito. Il titolo Svegliati amore mio non è solo la preghiera di una madre di fronte al sonno comatoso di sua figlia – hanno aggiunto -, ma un grido d’allarme a tutta la comunità spesso sopita e rassegnata e, speriamo, un monito che svegli le coscienze di chi manovra il destino dell’umanità. La vicenda è ambientata in un Sud Italia non specificato, proprio perché il problema è nazionale, anzi, globale. La serie è ambientata nel 2002, anno in cui non si aveva ancora la totale contezza di quanto potessero essere letali le polveri emesse dalle aziende siderurgiche. All’epoca, nessuno ancora perseguiva i colpevoli, sebbene alcuni operassero in aperto contrasto con le norme, già vigenti, sulle emissioni provocate dagli impianti industriali».