Claudio Baglioni descrive il suo ultimo album “In questa storia che è la mia”

Claudio Baglioni ha descritto il suo ultimo album “In questa storia che è la mia” durante la recente conferenza stampa. L’ultimo progetto discografico del celebre e amatissimo cantante e conduttore tv è stato anticipato dal singolo Io non sono lì.

Claudio Baglioni – Photo Credit | Alessandro Dobici

In questa storia che è la mia è stato presentato come una sorta di “concept album” sulla parabola dell’amore ed è composto da 14 brani, un’ouverture, 4 interludi piano e voce e un finale.

Baglioni ha spiegato: “È un disco démodé, un disco antico, per le sonorità, per lo spirito, per gli echi che ritornano, perché è imparentato con altre cose che mi riguardano… La sua forma è la larghezza ma è fatto anche di segmenti. A chi fosse spaventato dai 78 minuti, dico che tutti i pezzi hanno vita propria. Non sono cortissime neanche le canzoni, 4-5 minuti ma in carriera ho fatto anche di peggio! Mi piacerebbe che, almeno una volta, dal punto di vista suggestivo, l’album possa essere ascoltato dall’inizio alla fine”.

Per poi aggiungere: “Il tempo è l’avversario micidiale di ognuno di noi. Per quanto sia la tua capacità di affrontarlo, vincerà sempre lui. Possiamo qualche volta pareggiare, affiancarlo, ma siamo sempre a corrergli dietro fino a quando non ci sarà più. Il vantaggio di fare questo mestiere è pensare che ci sarà qualcosa, un ricordo, un po’ di tracce che resteranno anche dopo. Nel primo verso, dico Ho vissuto per lasciare un segno. Una volta che la voce tacerà, ci sarà qualcosa che resisterà. Il verbo incidere mi ha ossessionato per tutta la lavorazione del disco. Incidere nel senso di lasciare un segno in chi avrà la bontà di ascoltare questo disco”.

Il disco è un’autobiografia veloce non dettata, però, dalla nostalgia: “È un’autobiografia dove mancano nomi, date e fatti. In questi decenni, ho perso il ricordo nitido delle cose. Non penso ci sia nostalgia ma penso ci sia la voglia di lasciare un segno, non voglio dire testamento, ma cose che possano essere ricordate. In cuor mio, sento che questo è un buon lavoro perché ho messo dentro tutto quello che so fare. Ho sentito l’urgenza di finirlo, di mettere un punto e andare a capo per fare qualcosa dopo”.