EXPO Milano 2015: un’Esposizione tutta “all’italiana”-VIDEO

logo_expo_Non è una fiera, non ha natura commerciale e dovrebbe servire a promuovere un tema d’interesse generale con particolare attenzione all’innovazione e alla tecnologia. È tutto questo e non solo Expo 2015, l’esposizione universale che si tiene a Milano dal 1° Maggio al 31 Ottobre 2015: un evento che mira all’integrazione e cui tema principale è la cosa più cara agli italiani, il cibo. Per il mega evento sono stati costruiti 80 padiglioni su 110 ettari di terreno.

“Nutrire il pianeta, energie per la vita” è lo slogan della manifestazione che ha l’obiettivo di nutrire tutto (tutto?) il Pianeta e mira all’uguaglianza. Certo, difficile parlare di uguaglianza e di “diritti uguali per tutti” in un Paese dove i politici gridano allo scandalo-immigrazione al suono di slogan come “Affondate quei barconi”. Però si sa, la demagogia è il nostro (loro, quello dei politici!) forte e se per una manifestazione mondiale di questo calibro si incassano fondi, leciti o non leciti che siano, allora sono tutti pronti a diventare buoni.

Ma l’Italia che figura ci fa di fronte al mondo? Cosa ne pensano i giornali nazionali e internazionali di questo evento mondiale? Monitorando quotidiani come Corriere della Sera ma anche testate online e seguendo il mainstream televisivo, si ha l’impressione che il Leitmotiv sia quello del solito “rimpasto all’italiana” con politici corrotti colti con le mani nella marmellata, indagati e lavori last minute. Che si finisca spesso a “tarallucci e vino” nella penisola più bella al mondo è risaputo, ma che nel suddetto “rimpasto” ci sia un evento di questo calibro, un’esposizione universale con gli occhi del mondo puntati addosso, allora la cosa cambia e, sinceramente, fa un po’ ridere. Arrivare, ad esempio, last minute a finire i lavori infrastrutturali quando davanti c’erano sette o otto anni è una forma di <<masochismo senza speranza>>, come dice l’economista e giornalista Maurizio Guandalini sulle pagine di Metro. Lentezza, intralci burocratici, corruzione, conflitti di competenze: sono tutti questi i temi principali oggetto dei giornali italiani. È l’Italia bellezza. Un mix dei nostri mali, ai quali, guai a rimediare. Poi vai a scervellarti perché nelle statistiche dei migliori e di quelli sani non entriamo nemmeno di striscio.

I lavoratori, quelli veri, hanno fatto il “Grande Miracolo” con turni di lavoro stremanti (e dieta degli stipendi) con l’obiettivo, sano e patriottico, di dare una buona immagine del nostro Paese e coprire il lavoro mal fatto di chi comanda. Per carità, non tutta l’attività politica è “fuffa” ma sentir parlare di corruzione e company in un evento dove il Paese ci mette la faccia di fronte all’intero globo, non fa bene a nessuno, nemmeno all’economia nazionale.

Non hanno fatto la “dieta degli stipendi”, invece, i volontari di Expo 2015. No, perché loro sono pagati con un panino e con i “mi piace” su Facebook. Sì, perché a guardare lo “Spot Volontari Expo 2015” (link qui: https://www.youtube.com/watch?v=FwpAZknHU8Q) si legge chiaramente che <<se diventi volontario assumerai nuove competenze, sarai seguito da milioni di persone e avrai tanti, tanti, tanti Mi piace>>. Che in un mondo saturo di narcisisti vuoi mettere il compiacimento nel diventare opinion leader sui social in cambio di un lavoro non retribuito?! Un esercito di lavoratori che si è messo a disposizione di Expo Milano: soprattutto ragazze e ragazzi italiani e stranieri, che si sono offerti di collaborare all’accoglienza dei visitatori.

Nel video, sullo sfondo, ci sono loro, i giovani, impegnati a mangiare cibi che sembrano essere arrivati in Italia grazie all’esposizione universale e che invece sono presenti da anni, perché poi, che cibo nuovo vuoi far mangiare alla gente quando da anni siamo un mondo sempre più globalizzato?! La domanda che nasce spontanea è: cosa ci fanno McDonald e Coca Cola come sponsor ufficiali dell’Expo ? Due multinazionali del junk food disposte a gettare dalla finestra quel briciolo di credibilità che ci era rimasta.

Quello che viene fuori dai media è il dilagare degli effetti negativi dell’ Expo, con poco spazio a quello che di positivo c’è dell’evento. Che ci sia un accanimento morale e moralistico è vero, che l’Italia serva tutti questi temi sul piatto d’argento ai giornalisti, è altrettanto vero.

L’inaugurazione, il Primo Maggio, giornata dei lavoratori (anche di quelli poco pagati o non pagati affatto!), accende i riflettori su Milano ma poco sull’Expo, perché a riempire kilometri di giornali sono i fatti dell’opposizione, quelli delle manifestazioni No Expo contro lo spreco di denaro pubblico e l’inutilità dell’evento. L’apertura dell’Esposizione che dovrebbe tirar fuori l’Italia dalla crisi, rovinata dagli scontri. Così la stampa mondiale racconta la giornata d’ inaugurazione a Milano, dando risalto in particolare alla città devastata dai Black Bloc.

E poco importa se le risposte di un manifestante, intervistato da TgCom24, sembrano confuse e prive di senso (<<Brucio le banche perché sono l’emblema della ricchezza!>>). Il mondo e i giornalisti vedono comunque quello che vogliono vedere, e noi offriamo volentieri ai loro occhi quello che c’è (o non ci sarebbe) da guardare.

Le eccellenze italiane però ci sono, esistono, anche se spesso non siamo in grado di mostrarle. I padiglioni saranno l’occasione per esibirle perché “il cibo è gioia, e deve esserlo per tutti perché il cibo è vita”. Gli effetti, i risultati veri, li attenderemo con ansia. Poco importa se sarà un Expo all’italiana, alla “io speriamo che me la cavo”. Comunque vada Evviva l’Expo, malgrado l’Expo.

Antonio Santamato

Dottore in Comunicazione, video-editor di igossip.it.