Quantcast

Don Michele Barone e i legami con la camorra: “L’amante del prete fu costretta ad abortire”

Don Michele Barone avrebbe costretto la sua amante ad abortire. L’ha rivelato il sindaco di Casapesenna, Marcello De Rosa, in un interrogatorio del marzo scorso. Il prete dei vip è accusato di maltrattamenti e violenza sessuale ai danni di tre donne, tra cui una minore di 14 anni. Il sindaco di Casapenna Marcello De Rosa è su tutte le furie per gli abusi e violenze sessuali commessi dal prete.

Don Michele Barone con Sara Tommasi – Foto: Facebook

Il prete dei vip è finito in carcere il 23 febbraio con l’accusa di violenza sessuale aggravata e maltrattamenti anche su minori, in particolare su una ragazzina di 14 anni con problemi psichici che il sacerdote curava con l’esorcismo.

Don Michele Barone: la testimonianza del sindaco di Casapesenna

Il sindaco ha dichiarato agli inquirenti nel marzo scorso: «Una decina di anni fa, don Barone fu allontanato da Casapesenna per via di uno scandalo che lo vide coinvolto. Ebbe infatti una relazione con una ragazza del posto e lei rimase incinta. Fu poi costretta ad abortire contro la sua volontà». Secondo De Rosa per costringere la ragazza a rinunciare al bambino «intervennero alcuni esponenti del clan Zagaria, ai quali si rivolse don Michele Barone. Trascorse i successivi cinque anni in “esilio” a Roma e fu poi reintegrato alla Piccola Casetta di Nazareth».

Don Michele Barone: la testimonianza del pentito camorrista

Una ragazza ha dichiarato, qualche mese fa, di essere stata obbligata a interrompere la relazione con Barone “dopo che i parenti camorristi del sacerdote si presentarono dai miei genitori e riferirono loro che, se non avessimo troncato, ci sarebbero state conseguenze gravi”. L’unico, almeno finora, parente camorrista del prete, è il suo omonimo, Michele Barone, oggi collaboratore di giustizia.

Il flirt del religioso di cui parla l’ex camorrista Michele Barone risale ai primi anni 2000. «Mio cugino perse la testa per una ragazza e suo padre venne da me e mi chiese di mettere le cose a posto. Quindi andammo da lui io e un’altra persona e lo picchiammo affinché scegliesse che vita fare: se andare con le donne o fare il prete. Ricordo che gli demmo sette o otto schiaffi, finse di cambiare vita ma poi continuò come prima».

Fra pochi giorni il sindaco Marcello De Rosa e il pentito camorrista saliranno sul banco dei testimoni nell’ambito del dibattimento che ha per imputato il prete esorcista don Michele Barone.