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Ivan Cattaneo – rivelazioni choc in un’intervista

maurizio@puta.it

Ivan Cattaneo si sfoga in un’intervista e rivela particolari un po’ forti della sua vita “Se usassi nomi e cognomi, finirei sommersi dalle querele” ha detto “Potrei magari scrivere in modo criptato. Ho già pronto il titolo: Falsi nomi, storie vere. L’autobiografia di un’artista alle prese con il piccolo mondo della musica italiana”.

Il cantante ha rivelato che sta per pubblicare un dvd con dei videoracconti “Lo svelo per la prima volta. Scruto lo scroto. Non intendo scandalizzare, ma solo far suonare le parole. E’ un termine quasi medico, non desta visioni erotiche. Al massimo fa ridere per quel ricorrersi dadaista di suoni” ha raccontato

“Persino nei Paesi anglosassoni che un tempo sognavi come come patria dell’alternativo oggi non c’è più niente. Se la nuova trasgressione sono Conchita Wurst o Lady Gaga non siamo messi bene. Nel mio caso, se nasci con lo spirito rivoluzionario, resti lontano dai compromessi della commercialità anche quando rifai Una zebra a pois”.

Poi ha parlato dei meravigliosi anni Sessanta “La tv era diversa, non viveva di archivi, non ti faceva rivedere sempre Mina a Studio Uno. Non c’era quel gusto odierno per il vintage. Quando poi proponevo i miei veri pezzi, l’accoglienza non era alla stessa perché alla spigolosità del personaggio si univa la difficoltà della canzone. Davvero troppo per un certo tipo di pubblico”.

Oggi Ivan Cattaneo dice di essere un pittore “Due anni fa ho preso parte alla Biennale di Venezia curata da Vittorio Sgarbi, ho fatto parecchie mostre importanti. Ebbene, dopo esperienze simili finisci in una mailing list e viene continuamente contattato da gallerie o curatori che ti offrono partecipazioni ad altre esposizioni, spesso all’estero. Peccato che pretendano che sia tu a pagare tutte le spese, dall’allestimento al viaggio”.

Ma farà prima o poi coming out? “Non me ne nefrega niente. Mi interessa di più l’individuo, senza etichette che sono il primo passo verso la formazione delle gabbie. Se dovessi attribuirmi un’etichetta sceglierei quella di dadaista”.