Quantcast

Kobe Bryant, la vedova Vanessa fa causa a chi ha diffuso le immagini

Kobe Bryant è morto il 26 gennaio 2020 a causa di un incidente aereo. Quel terribile giorno sono morti anche sua figlia di tredici anni Gianna e altre sette persone. La vedova Vanessa ha svelato alcuni dettagli di quella tragica giornata dato che è stata chiamata a deporre in vista del processo intentato contro chi ha pubblicato le foto dei corpi dell’ex stella dei Lakers e della loro figlia.

Kobe Bryant con la moglie Vanessa Laine – Foto: Instagram

Stando a quanto riportato dalla CNN, il 12 ottobre Vanessa ha risposto a diverse domande durante la deposizione per il processo contro la contea di Los Angeles: “Avevo chiesto esplicitamente che l’area fosse messa al sicuro e non è successo. Io voglio che si prendano le loro responsabilità, non denaro”, ha dichiarato la 39enne.

Vanessa era a casa con le due figli minori (Bianka e Capri) quando un assistente, attorno alle 11.30 l’ha avvertita dell’incidente dicendole che 5 persone erano sopravvissute. La donna ha sperato che l’amato marito e la loro figlia 13enne fossero tra quelle. Dopo averlo chiamato invano ha cominciato a temere il peggio. Poi, il tutto le è stato confermato da una serie di notifiche sul cellulare che davano la notizia: “Kobe Bryant e la figlia Gianna sono tra le vittime”. A quel punto ha tentato di raggiungere il luogo dell’incidente ma inutilmente, a causa delle avverse condizioni atmosferiche. Quindi si è recata alla stazione dello sceriffo di Malibu insieme a Rob Pelinka, general manager dei Los Angeles Lakers ma soprattutto ex agente storico di Kobe. Lì, la conferma e dunque la richiesta da parte sua di mettere in sicurezza l’area affinché tutto fosse gestito con delicatezza e riserbo.

“Gli stessi quattro poliziotti che avrebbero dovuto farlo hanno scattato numerose fotografie, anche nell’ordine delle centinaia, facendole circolare internamente ed esternamente al corpo di polizia nelle successive 48 ore. L’impatto dell’elicottero è stato devastante, non capisco come qualcuno possa avere così poco riguardo della vita umana e così poca compassione, scegliendo invece di cogliere quell’occasione per fotografare individui senza vita e senza aiuto per il loro divertimento malato”, ha detto Vanessa.

La vedova quindi ha raccontato in aula di aver prelevato dall’area gli abiti di Kobe e Gianna: “Se i loro vestiti sono rappresentativi delle condizioni dei loro corpi, non posso immaginare come qualcuno possa essere così perfido e diffondere le immagini come se fossero animali sulla strada”.

La contea di Los Angeles ha chiesto valutazioni mediche e psichiatriche su Vanessa Bryant e gli altri che hanno fatto causa alle autorità per stress emotivo. “Quando i servitori pubblici violano la privacy e i diritti costituzionali dei cittadini che hanno giurato di difendere – è stato il commento degli avvocati della donna – le vittime devono lottare all’inverosimile per cercare giustizia. È una richiesta crudele“.