Corea del Sud, negato l’arresto per il capo di Samsung

Lee Jae-Yong, l’erede del gruppo Samsung, è il primo manager a essere stato travolto da uno scandalo. Il figlio del presidente del colosso sudcoreano è stato interrogato per una vicenda di corruzione che ha portato alla destituzione della presidente sudcoreana Park Geun-Hye e all’arresto della sua amica ‘consigliera’ Choi Soon-Si.

Scandalo tangenti Samsung, nessun arresto per Lee Jae-Yong- fonte corriere.it

Il 48 enne, laureato ad Harvard e amministratore indipendente nel Cda della Exor, la società di investimento controllata dalla famiglia Agnelli, è sospettato di aver approvato dei versamenti a Choi Soon-Si, amica di lunga data della presidente e rappresentante di un culto sciamanico, nonché sua influente amica, per ottenere dei favori da parte del governo. Il sospetto è che le tangenti pagate a Choi siano servite per assicurarsi il benestare del governo per la fusione tra la Samsung C&T e la Cheil Industries, due unità di Samsung, un processo di successione alla presidenza del gigante dell’economia sud coreana.

L’operato della presidente sudcoreana Park Geun-hye era già stato messo sotto accusa a causa della sua confidente Choi Soon-sil. A dicembre il Parlamento l’aveva accusata di per aver violato la Costituzione permettendo alla sua consigliera, una privata cittadina senza alcun incarico ufficiale, di pilotare l’azione di governo.

Lee ha ammesso le donazioni a due fondazioni guidate dalla confidente della presidente, ma nega che siano serviti a favorire la fusione. Nonostante ciò, i giudici di Seul hanno respinto la richiesta dei procuratori speciali e hanno deciso di non procedere con l’arresto del rampollo del colosso Samsung. Il vicepresidente della compagnia resta libero e può continuare a guidare il giro d’affari che rappresenta circa un terzo della capitalizzazione della Borsa di Seul.

La decisione ha sollevato gli ambienti industriali la Borsa di Seul, ma ha allarmato diversi gruppi civici. Il rifiuto dell’arresto del magnate Samsung è stato avvertito come il tentativo riuscito di mantenere in piedi il sistema di impunità dei Signori dell’economia e in questo caso di tutelare il titolo.

Ricordiamo che Samsung genera un quinto del Pil della Corea del Sud. Il dubbio è che le strettissime connessioni con chi conta abbiano salvato il manager del colosso tech sudcoreano da carcere e ripercussioni.