Maria Elena Boschi e lo scandalo Banca Etruria: Matteo Renzi dà la colpa al marketing

Maria Elena Boschi è sempre al centro di aspre e durissime polemiche politiche per lo scandalo Banca Etruria, ma non ha nessuna intenzione di dimettersi dall’incarico di sottosegretaria di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri del Governo Gentiloni. L’ex presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi ha invece dato la colpa al marketing. Durante la sua intervista rilasciata ieri al programma L’Arena di Massimo Giletti, il leader del Partito Democratico ha dichiarato: “Penso che il tema di Banca Etruria torni ciclicamente. Su queste vicende ci vuole grande chiarezza: se qualcuno dice che il mio Governo ha fatto favoritismi, reagisco perché non è vero. Banca Etruria fu commissariata dal mio Governo: siamo stati molto duri con tutti”.

Matteo Renzi a L’Arena – Foto: Facebook

Il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo ha invocato la creazione di una commissione parlamentare d’inchiesta. “La commissione di inchiesta sulle banche va in votazione – ha detto Renzi – Gente come noi, trasparente e per bene, non ha niente da temere. Andiamo a fare la commissione d’inchiesta così non fondiamo la Repubblica sul pettegolezzo e sentito dire: andiamo a vedere le carte. Ma possibile che il problema delle banche italiane sia una piccola banca di provincia ad Arezzo e non i veri scandali da Siena a Veneto alla Puglia?”.

Ma la difesa un po’ ridicola e goffa di Matteo Renzi non ha convinto nessuno, tranne che i suoi fedelissimi.

Sia il Corriere della Sera sia La Repubblica hanno messo a nudo le numerose incongruenze e i molteplici sospetti di questo scandalo che sta facendo tremare mezzo Partito Democratico. Il direttore del Corsera Luciano Fontana ha pubblicato un editoriale in prima pagina sotto a un titolo affilato: Potere e domande storiche. Lo stesso ha fatto il giornalista Massimo Giannini su La Repubblica. Entrambi fanno pressing al PD, puntando su un aspetto molto oscuro e misterioso: “E’ vero come ha rivelato Ferruccio de Bortoli nel suo libro che l’allora ministra Boschi ha chiesto a Unicredit di comprare Banca Etruria, l’istituto di cui il padre era vicepresidente?”.

“Si capisce bene che la vicenda delle banche toscane – ha scritto Fontana -, con il colpo durissimo inferto da una gestione clientelare e dissennata a investitori e risparmiatori, sia una spina nel fianco del segretario PD e della Boschi. È un capitolo oscuro, le inchieste e le intercettazioni dimostrano che intorno al salvataggio si mossero personaggi con un passato non raccomandabile. De Bortoli ha raccolto, durante la stesura del suo libro, un’informazione e l’ha pubblicata. Così si comporta un giornalista. Il ministro ha reagito dicendo che non è vera, ma il no comment di Ghizzoni e quello che ha aggiunto ieri al Corriere pesano. Non sono certo una smentita, anzi. Forse sarebbe meglio che anche il mondo bancario parlasse chiaramente – ha continuato il numero uno di via Solferino nel suo editoriale – Il rapporto con l’informazione di Renzi e del suo mondo è, per usare un eufemismo, complicato. Un rapporto questo sì ossessionato dall’idea di nemici sempre in agguato. L’ex premier non ha ancora elaborato la sconfitta referendaria, è tornato sulla scena, dopo la vittoria delle primarie, come se nulla fosse accaduto. Parole d’ordine e atteggiamenti simili. E tanta insofferenza per le voci critiche e le notizie scomode. C’è un lavoro di ricostruzione e una sfida riformatrice su cui le forze politiche, tutte, dovrebbero concentrarsi. Macron insegna. Ma di Macron per il momento non se ne vedono in circolazione“.

Noi rilanciamo le interessanti e “scomode” domande del giornalista di Repubblica Massimo Giannini sulla questione Etruria. “È vero che già nel marzo 2014 la ministra e suo papà nella loro villa di Laterina incontrarono il presidente di Etruria e i vertici di Veneto Banca, per concordare una resistenza rispetto ai tentativi di acquisizione da parte della Popolare di Vicenza? È vero (come ha scritto de Bortoli nel suo libro) che nel gennaio 2015 la ministra chiese a Ghizzoni un intervento di Unicredit su Etruria, e che la manager Marina Natale fu incaricata di aprire un dossier per valutare l’acquisto, salvo poi richiuderlo con ‘parere negativo’? È vero (come ha scritto la Stampa) che nel febbraio 2015 l’allora neo-presidente di Etruria, Rosi, ebbe a sua volta un altro incontro con Ghizzoni (“facilitato da qualcuno…”) per tentare un ultimo affondo sul salvataggio da parte di Unicredit? E dunque, la ministra ha mentito all’assemblea di Montecitorio? E se ha mentito, può restare al suo posto nel governo Gentiloni?”.

Domenico Giampetruzzi

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