Raoul Bova condannato a 1 anno e 6 mesi per frode al fisco

Raoul Bova è stato condannato dal Tribunale della Repubblica di Roma a 1 anno e 6 mesi per frode al fisco. Il sexy e affascinante attore è accusato di dichiarazione fraudolenta mediante artifici. Secondo l’accusa, il compagno di Rocio Munoz Morales avrebbe trasferito alcuni costi alla società che gestisce la sua immagine con un artificio finanziario per eludere il fisco, pagando un’aliquota più bassa rispetto a quella prevista. Il sex symbol del cinema e della televisione italiana avrebbe evaso quasi 700mila euro tra il 2005 e il 2011. In suo favore è stata comunque concessa la sospensione della pena.

Raoul Bova – Foto: Facebook

Al fidanzato dell’attrice spagnola Rocio Munoz Morales viene contestato il reato di dichiarazione fraudolenta mediante artifici, accusa appena meno grave dell’evasione fiscale. La somma che il protagonista del film campione d’incassi Scusa ma ti chiamo amore di Federico Moccia rischia di dover restituire al fisco, rispetto ai 680mila euro ritenuti evasi, è di circa un milione e mezzo a causa degli interessi maturati nel corso degli anni.

L’avvocata di Raoul Bova, Giulia Bongiorno, ha commentato la sentenza in una nota diffusa alla stampa in cui sottolinea che il suo assistito non ha mai emesso fatture per operazioni inesistenti: “Quindi l’accusa relativa a presunte operazioni fittizie, che costituiva il cuore del processo, è stata sbriciolata dalla sentenza di assoluzione”. L’avvocata Bongiorno ha poi continuato: “La condanna si riferisce esclusivamente alla interpretazione di un contratto sui diritti di immagine sul quale si è già espressa la Commissione Tributaria di Roma in via definitiva dando inequivocabilmente ragione a Raoul Bova. La Commissione Tributaria ha sottolineato che contratti come quello oggetto del processo penale in realtà sono strumenti tipici e legittimi nel mondo artistico. Siamo certi – ha concluso Giulia Bongiorno – che l’appello ribalterà la condanna anche prendendo spunto anche dalle eloquenti statuizioni della Commissione tributaria”.