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Carlo De Benedetti affossa Eugenio Scalfari e fa a pezzi La Repubblica

Carlo De Benedetti ha affossato il celebre giornalista e scrittore Eugenio Scalfari e ha fatto a pezzi La Repubblica a Otto e mezzo. L’83enne imprenditore, dirigente d’azienda ed editore italiano naturalizzato svizzero ha dichiarato alla conduttrice tv e giornalista Lilli Gruber: “Ho contribuito a fondarla, li ho salvati dal fallimento e ho dato un pacco di miliardi pazzesco – miliardi di lire – ma un pacco pazzesco a Eugenio quando ha voluto essere liquidato dalla sua partecipazione. Quindi Eugenio deve solo stare zitto tutta la vita, con me. Poi può parlare del Papa, di Draghi, di queste cose di cui lui si diletta parlare, ma non può parlare dei rapporti con me: è un ingrato”.

Il Cavaliere del Lavoro, Ufficiale e poi Commendatore della Légion d’Honneur ha asserito di aver solo pagato dei prezzi per esserne stato l’editore e di essere particolarmente triste “quando vedo che perde la sua identità”. De Benedetti si è lamentato del fatto che su La Repubblica non si faccia più politica e che non fosse stato ringraziato per “l’indipendenza che sono io che ho dato a loro, non loro che hanno preteso da me. La Repubblica è un giornale politico nato per essere un giornale politico. L’indipendenza che sono io che ho dato a loro, non loro che hanno preteso da me”.

Non ha più rapporti con Repubblica. Quale consiglio darebbe oggi al direttore di Repubblica? “Don Abbondio diceva che il coraggio uno non se lo può dare – ha detto De Benedetti – Se non ce l’ha non se lo può dare”.

Il Comitato di redazione di Repubblica ha replicato a De Benedetti mediante un comunicato stampa in cui ha respinto le accuse lanciate ieri sera a Otto e mezzo nei confronti di Repubblica e di Eugenio Scalfari: “Non è la prima volta che Carlo De Benedetti, da quando ha lasciato gli incarichi operativi all’interno del Gruppo Espresso, si unisce al coro di chi con cadenza quasi quotidiana attacca questo giornale e ciò che rappresenta. Ma vogliamo tranquillizzare Carlo De Benedetti – ha sottolineato – l’identità e il coraggio che Repubblica dimostra nell’informare i propri lettori e nel portare avanti le proprie battaglie sono vivi e sono testimoniati innanzitutto dal lavoro dei giornalisti che ogni giorno difendono e dimostrano la propria indipendenza senza bisogno che qualcuno gliela conceda. L’assemblea dei redattori di Repubblica si riunirà oggi per ribadire la propria determinazione a rispondere a ogni attacco che voglia mettere in dubbio la loro professionalità e il patrimonio di valori che il giornale in quarant’anni si è costruito”.