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Giorgio Minisini rivela: “Fare nuoto sincronizzato doveva per forza essere associato all’essere gay”

Giorgio Minisini ha rivelato di essere stato vittima di pregiudizi perché secondo alcuni fare il nuoto sincronizzato doveva per forza essere associato all’essere gay. Il 26enne nuotatore romano ha fatto faville sia ai campionati mondiali di nuoto di Budapest 2022, dove si è confermato ancora una volta campione del mondo sia del duo misto tecnico sia del duo misto a programma libero, e all’Europeo di Roma si è portato a casa ben quattro medaglie d’oro.

Giorgio Minisini – Foto: Instagram

Sia al Corriere della Sera che a La Repubblica ha parlato dei pregiudizi sul suo lavoro: “Fare nuoto sincronizzato doveva per forza essere associato all’essere omosessuale. Quindi con un doppio pregiudizio da affrontare: primo che mi etichettassero come qualcosa che non ero, e poi che lo considerassero, eventualmente, un male. Sapevo che la domanda ‘ma è gay?’ veniva posta di continuo alle mie compagne e io dovevo sempre far vedere di essere quello che sono e anche di non essere quello che non sono. Però onestamente, di questo non mi è mai importato”.

Il nuotatore ha poi proseguito: “Se fai nuoto sincronizzato sei omosessuale: è un accostamento che mi accompagna fin da quando ero bambino. L’espressione gay per me non è un’offesa, ma la minaccia della presa in giro faceva sì che non mi esponessi, a scuola con gli amici, a volte anche nello sport. Quanti pregiudizi, quante smorfie ho dovuto subire prima di far capire che il nuoto sincronizzato non è uno sport solo femminile”.

E poi ancora: “Ho sempre dovuto dimostrare chi ero, di valere qualcosa, di avere un senso, di non essere un fenomeno da baraccone. Dovevo rendere conto agli altri di quello che facevo, vergognarmi delle mie passioni. Nel mio piccolo è stata una sofferenza. L’ho superata solo quando ho capito che se vogliamo una società più bella, dobbiamo accettare di essere come siamo, a prescindere dalle etichette. L’essere macho, la virilità dell’uomo non esiste più: ogni uomo, ogni donna, può essere il massimo per quello che è. La bellezza non ha genere. Sono contento che le nuove generazioni non vivranno quello che ho vissuto io, hanno iniziato con uno sport che ha uno spazio nel mondo. Spero che mi superino presto, lo sport è andare avanti, se sei da solo non sei davanti a nessuno”.

Ha concluso così: “Ricordo di aver sempre dovuto dimostrare qualcosa. Anche sulla sessualità, quand’ero bambino, ho sempre dovuto dimostrare quello che ero, sebbene fossi certo del mio essere etero. L’espressione gay per me non è un’offesa”.