Albin Ekdal e il coming out dei calciatori gay: “Dobbiamo imparare molto dal calcio femminile”

Albin Ekdal ha parlato di un argomento tabù nel mondo del calcio in una lunga intervista concessa al quotidiano locale Aftonbladet: il coming out dei calciatori gay. Il 30enne calciatore svedese, centrocampista della Sampdoria e della nazionale svedese, ha dichiarato: “I ragazzi omosessuali dovrebbero accettarsi per quello che sono anche nel mondo del calcio. Il fatto che sia un mondo praticamente senza omosessuali dichiarati sottintende l’esistenza di un problema. E credo sia giunto il momento per cambiare le cose. In Italia, così come in Svezia, ci sono persone omofobe. Ma è così dappertutto. Ognuno dovrebbe avere il diritto di amare chi vuole, ma sfortunatamente non è sempre così. Finora, soltanto 8 calciatori professionisti hanno dichiarato di essere omosessuali – ha aggiunto -, ma è un numero molto piccolo. Ce ne sono sicuramente altri, ma non vogliono farlo o hanno già smesso di giocare. Entrambe le situazioni sono negative. Spero che si possa verificare una sorta di effetto-domino, ossia qualcuno che si dichiari e che possa stimolare altri a farlo, così che, nel giro di un paio d’anni, tutto possa diventare completamente normale”.

Albin ha poi aggiunto: “Molte persone si comporterebbero come vorrebbero se l’omofobia non fosse così forte. Gli insulti sono ovunque, dalle classi agli spogliatoi. Se fossi omosessuale e sentissi certi discorsi, sarebbe difficile fare coming out. Il rischio è che, alla fine, un giocatore omosessuale smetta di giocare a calcio. Ma ognuno dovrebbe essere libero di giocare, a prescindere dal suo orientamento sessuale. Ma per ogni giocatore che smette, la perdita è doppia: sia per l’individuo, sia per il mondo del calcio in generale”.

Ekdal ha sottolineato: “Mi ricordo molto bene la prima volta in cui mi sono innamorato. E lo sono ancora, della stessa ragazza con cui mi sono fidanzato quando avevo 17 anni. Essere innamorato ti garantisce un maggiore equilibrio interiore, un senso di sicurezza. Credo che aiuti a migliorare anche come giocatore, perché dà energia e gioia”.

Il calcio femminile è un modello di apertura mentale perché secondo il calciatore della Samp è un mondo molto più aperto: “Le ragazze sono probabilmente più intelligenti e più evolute nelle relazioni di gruppo rispetto agli uomini. Essere omosessuale non ti definisce come persona, indica soltanto chi ami. Dovrebbe essere una cosa ininfluente rispetto al gioco del calcio, ma questi problemi esistono ancora nel 2019”.

Redazione-iGossip