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Ilva, la Corte costituzionale boccia il decreto 2015 del Governo Renzi

Ilva, la Corte costituzionale ha bocciato il decreto 2015 del Governo Renzi che autorizzò l’utilizzo dell’altoforno 2 del siderurgico tarantino, sequestrato a giugno dal gip Martino Rosati dopo la morte di Alessandro Morricella, ucciso poche settimane prima da un getto di ghisa mentre lavorava nell’impianto.

Taranto – Foto: Twitter

I giudici della Consulta hanno sottolineato il fatto che il provvedimento voluto dal Governo Renzi a differenza di quanto avvenuto nel 2012 ha ”finito col privilegiare in modo eccessivo l’interesse alla prosecuzione dell’attività produttiva, trascurando del tutto le esigenze di diritti costituzionali inviolabili legati alla tutela della salute e della vita stessa. Diritti, cui deve ritenersi inscindibilmente connesso il diritto al lavoro in ambiente sicuro e non pericoloso”.

I giudici hanno stabilito che l’esecutivo abbia privilegiato unicamente le esigenze dell’iniziativa economica e sacrificato completamente la tutela della vita, oltre che dell’incolumità e della salute dei lavoratori.

Il commissario straordinario di Ilva, Enrico Laghi, ha così commentato la decisione della Consulta: “Le norme del decreto dunque avrebbero rappresentato solo una soluzione alternativa, che non è stata però perseguita. Per questo motivo non c’è nulla da temere per Ilva dalla sentenza della Corte Costituzionale”. Dall’Ilva inoltre sottolineano che la sentenza non ha alcun impatto sulla continuità dell’attività produttiva in quanto la restituzione dell’altoforno 2 è stata ottenuta nel settembre 2015 non in base al decreto oggi dichiarato illegittimo, ma in forza di un provvedimento della procura che, in accoglimento di un’istanza presentata dalla società, ha restituito l’impianto condizionatamente all’adempimento di determinate prescrizioni in materia di sicurezza, poi attuate.