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Mafia nel Salento: sequestrate e oscurate le inchieste di Marilù Mastrogiovanni

Mafia nel Salento: sequestrate e oscurate le inchieste giornalistiche della direttora de Il Tacco d’Italia Marilù Mastrogiovanni sui rapporti tra politici, imprenditori e criminalità a Casarano. La giornalista precaria leccese ha denunciato ciò che è successo sui suoi profili Facebook, scatenando una raffica di indignazione e sconcerto sul web in tutti coloro che credono nella giustizia e nell’articolo 21 della Carta costituzionale, che stabilisce che tutti hanno diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione e la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Marilù Mastrogiovanni – Foto: Facebook

Soltanto un mese fa la giornalista leccese Marilù Mastrogiovanni aveva ricevuto il premio Giustolisi, ex equo con Valeria Ferrante di Agorà, per “il suo portale (Il Tacco d’Italia, ndr) su fatti e misfatti della Sacra Corona Unita, e perché, nonostante la sua condizione di giornalista precaria, continua a informare combattendo contro le minacce della malavita organizzata che la costringono a vivere sotto protezione per aver denunciato gli intrecci tra affari, politica e criminalità in Puglia”.

Ora il gip Giovanni Gallo del Tribunale di Lecce ha disposto il sequestro di due inchieste giornalistiche sulle infiltrazioni della Sacra Corona Unita nel Comune di Casarano e negli “affari” dello smaltimento dei rifiuti e ha oscurato anche i relativi post Facebook sulla pagina social del Tacco d’Italia poiché “dalle indagini emerge il fumus del reato di diffamazione (perché) la Mastrogiovanni usava espressioni molto forti nei confronti della Igeco spa, idonee ad offendere l’onore e il decoro della società stessa (e del suo legale rappresentante)”.

Marilù Mastrogiovanni ha denunciato l’accaduto sui social rivelando quali sono le frasi contestate, per cui è stato disposto l’oscuramento delle inchieste:

-“Igeco non solo dà lavoro ai mafiosi, ma è in regime di proroga da anni”;
-“la tela invisibile eppure d’acciaio tessuta dal boss della Scu con la complicità di alcuni imprenditori e politici”;
-“la convergenza di interessi tra Igeco e il boss Potenza”;
-“gli incontri del consigliere con il dirigente Igeco, presso l’azienda della moglie del boss”.

“E’ un atto gravissimo – ha dichiarato Marilù -, una testata al diritto di cittadine e cittadini ad essere informati, all’articolo 21 della Costituzione. Gli uomini della Polizia postale di Bari, che hanno dovuto eseguire le disposizioni del gip Gallo del Tribunale di Lecce, soffrivano: non avevano mai sequestrato un giornale, perché il sequestro di un giornale è impossibile, tranne per acclarate oscenità, apologia del nazifascismo, pedopornografia. Si, erano inchieste pornografiche: parlavano della zona grigia dove si consuma l’amplesso tra imprenditori, sacra corona unita, politica. Parlavano di Igeco spa – ha continuato -, la ditta che raccoglie rifiuti a Casarano e nel Salento, i rapporti con questa ditta e il consigliere comunale Gigi Loris Stefàno che m’ ha minacciata e poi s’è dimesso (e sono state disposte misure di sicurezza nei miei confronti)”.

Esprimiamo piena e massima solidarietà, stima e affetto a Marilù Mastrogiovanni e a tutti i giornalisti del Tacco d’Italia per le coraggiose e illuminanti inchieste giornalistiche sugli intrecci e affari loschi tra politici, imprenditori e mafiosi nel Salento. Perché l’Ordine dei giornalisti della Puglia non ha ancora proferito parola su questo attentato alla libertà di stampa?