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Migranti, l’inquietante scenario dei centri di accoglienza in Italia

“Bisogna salvare chiunque in mezzo al mare, ma poi riportarlo indietro. Bisogna scaricarli sulle spiagge, con una bella pacca sulla spalla, un sacchetto di noccioline e un gelato”. Il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, liquida così la questione dei migranti e dei centri di accoglienza in Italia ai microfoni de La Zanzare su Radio 24.

Condizioni centri di accoglienza migranti- fonte ilfattoquotidiano.it

La situazione è ben più complessa. Sebbene l’Italia sia impegnata a salvare e accogliere i migranti che sopraggiungono dalle coste, non esiste una macchina dell’accoglienza perfetta. Le condizioni igienico sanitarie sono terribili, le persone vengono divise in base al colore della pelle e centinaia di migranti sono stipati nelle tende adibite alla tanto “discussa” accoglienza.

La realtà dei centri di accoglienza per migranti nel Sud Italia è disumana. Accanto ai centri molto spesso sorgono delle impressionanti baraccopoli, come quelle di Rosarno e Foggia, dove i migranti vivono tra lamiere e teli di plastica, oppressi dai rifiuti, attendendo di essere reclutati per lavorare nei campi.

E i centri di accoglienza nel Nord del Paese non fanno eccezione. Il centro di prima accoglienza di Cona, in provincia di Venezia, in principio avrebbe dovuto ospitare 540 persone: ad oggi sono invece più di 1400 i richiedenti asilo che vivono in dormitori affollatissimi e bagni sporchi e senza l’acqua calda. “Non abbiamo acqua calda e i bagni non funzionano – racconta un richiedente asilo – Se queste sono le condizioni in cui ci accolgono in Italia era meglio restare in Nigeria”.

Proprio nel centro profughi di Cona, lo scorso 2 gennaio una 25enne ivoriana, è morta per un malore. I 1500 migranti della struttura hanno denunciato con rabbia il presunto ritardo nell’arrivo dell’ambulanza che doveva soccorrere la ragazza.

Le testimonianze e i racconti raccolti da Tommaso Gandini, uno degli attivisti che ha percorso il Sud Italia a bordo di un camper per monitorare le strutture di accoglienza, sono agghiaccianti. Nell’hotspot di Pozzallo in provincia di Ragusa, come in molti altri centri di accoglienza, si registrano scene di violenza specialmente per la presa delle impronte. I migranti una volta schedati, secondo gli accordi internazionali, sono costretti a chiedere l’asilo politico nel Paese dove si è stati identificati. La gran parte dei migranti che arrivano sulle nostre coste però non ha l’Italia come tappa di arrivo e tenta di sottrarsi a tale pratica.