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Virginia Raggi e il titolo Patata bollente di Libero: la sindaca sporge querela

Virginia Raggi ha ricevuto la solidarietà di quasi tutto il mondo politico dopo il titolo Patata bollente di Libero Quotidiano di Vittorio Feltri. La sindaca di Roma del Movimento 5 Stelle è al centro delle cronache politiche e giudiziarie oltre che di aspre e durissime polemiche negli ultimi mesi. La presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini ha parlato di giornalismo spazzatura. Il presidente del Partito Democratico Matteo Orfini ha criticato Libero: “Questa prima pagina fa semplicemente schifo. Solidarietà a Virginia Raggi”.

Virginia Raggi e i titoli dei giornali – Foto: Facebook

“La prima pagina di Libero è una schifezza senza se e senza ma”, ha sottolineato il vicepresidente della Camera dei Deputati Roberto Giachetti. Il Partito Democratico al Campidoglio ha parlato di una squallida e volgare aggressione sessista contro la sindaca: “Disgusto per becero falso giornalismo”. Michela Di Biase ha asserito: “Mi fa schifo il vile attacco misogino e sessista di Libero contro Virginia Raggi. A lei va tutta la mia solidarietà #stopsessismo“.

Il vicepresidente della Camera dei Deputati Luigi Di Maio ha espresso massima solidarietà alla sindaca di Roma e ha aggiunto: “Questa è l’informazione italiana”. Un’altra grillina, Roberta Lombardi, ha scritto su Facebook: “Oggi vedo la prima pagina del quotidiano Libero e rabbrividisco. Un simile attacco offende la dignità di ogni donna. (…) qui ci troviamo davanti a una concezione medievale, anzi che dico primitiva della vita”.

Sulla questione è intervenuto anche il presidente dell’Ordine dei giornalisti Enzo Iacopino che ha sottolineato: “Trovo disgustoso quel che appare oggi su Libero, riferito allusivamente alla vita privata di Virginia Raggi. Debbono essermi sfuggite le reazioni delle signore che insorgono indignate quando si ironizza o si fanno battute volgari sulle donne. Attendo di vedere chi vincerà il premio ‘l’imbecille di turno’ considerando questa mia dichiarazione un attacco alla libertà di stampa”.

Il centrodestra ha minimizzato l’accaduto. Maurizio Gasparri di Forza Italia ha rotto il silenzio così: “Laura Boldrini difende Raggi per Virginia & Romeo story, ma è muta su offese di Asia Argento alla deputata Giorgia Meloni?”. Il segretario della Lega Nord Matteo Salvini ha espresso solidarietà alla sindaca della Capitale e ha specificato: “E’ meglio parlare della sua totale incapacità di amministrare”.

Daniela Santanché non è affatto indignata o disgustata. “Mi stupisce che faccia così tanto notizia questo titolo – ha detto la deputata di Forza Italia a Radio Cusano Campus – noi donne di centrodestra ne abbiamo subite di ogni in questi anni di questi titoli e fotografie, non mi è sembrato che ci sia stato tutto questo scalpore. Il titolo Patata bollente non mi scandalizza, non ci vedo riferimenti sessisti. A me è capitato molte volte di dire: Mamma mia, che patata bollente che è successa. Per me patata bollente vuol dire guaio, qualcosa che ti cade sopra la testa. Se un giornale come L’Unità avesse fatto un titolo così su di me? Non sarebbe successo nulla, io me ne sarei fottuta. In questi anni hanno detto e scritto di tutto su di me, penso: non ti curar di loro, ma guarda e passa. Il titolo è azzeccato, è una bella patata bollente per la Raggi”.

Vittorio Feltri non fa nessun passo indietro e non porge le sue scuse. La sindaca Virginia Raggi ha annunciato che sporgerà querela in un post pubblicato su Facebook. “Steno aveva più stile. E lo stile manca a chi per attaccare ricorre all’insulto volgare. La patata bollente, titola Libero… Immagino le ore passate in redazione per produrre questa rara perla di letteratura. Non c’entra il confronto, non c’entrano le idee diverse. C’è un retro-pensiero che offende non soltanto me ma tante donne e tanti uomini. Voglio soltanto svelare un segreto a questi fini intellettuali: un sindaco può essere anche donna! Nel 2017 c’è chi, sfortunatamente, non riesce ancora ad accettare questa semplice idea. Deve farsene una ragione. Non mi sento una vittima. Vittime sono tutte le donne e tutti gli uomini che subiscono – ha proseguito Virginia Raggi -, ogni giorno, ogni sorta di violenza che un certo clima e certe parole favoriscono. Ringrazio tutti coloro, donne e uomini, che oggi mi hanno manifestato la loro solidarietà. La strada per la parità è ancora lunga ma abbiamo una lunga resistenza”.


“Ah, dimenticavo – ha concluso la sindaca – Quando chiederò il risarcimento per diffamazione, ovviamente lo farò, aggiungerò anche 1 euro e 50 centesimi che ho speso per comprare per la prima ed ultima volta questo giornale”.

Ma Feltri non si scompone e non fa dietrofront: “Ma perché dovrei chiedere scusa? – ha dichiarato ad Affaritaliani.it – questo stesso titolo lo feci il 15 gennaio 2011 su Libero, dove ero tornato da poco come direttore editoriale, per il caso Ruby Rubacuori. L’occhiello era: Silvio rischia grosso. Il titolo: La patata bollente. Se invece lo facciamo sulla Raggi non va bene? Come mai? Due pesi e due misure, che differenza c’è tra la Raggi e Ruby? Non sono due persone entrambe degne di rispetto? Poi che cos’è la patata? A Roma c’è sicuramente una questione scottante. E quindi è una patata bollente. Il doppio senso, eventualmente, lo attribuisce chi legge e non chi scrive”.

E le polemiche non si placano…